Roma, 18 dicembre 2020 Gli albori delle imprese coloniali dell’Italia sono al centro del nuovo libro di Andrea Cotticelli Le chiavi del Mediterraneo. Gli esordi del Colonialismo Italiano, edito da Palombi Editori, uscito in questi giorni nelle librerie e sui portali online. Un tema poco noto, ma che ha segnato una tappa di grande rilievo nella storia nazionale.

La spedizione italiana nel Mar Rosso (1885)
La spedizione italiana nel Mar Rosso (1885)
Veduta di Tripoli (1884)
Veduta di Tripoli (1884)

Nella seconda metà dell’Ottocento esplose la contesa coloniale tra le grandi potenze europee ed esploratori, missionari e commercianti italiani si avventurarono in Africa per dare anche all’Italia delle colonie d’oltremare.

Ma l’interesse dei primi governi postunitari verso una politica coloniale fu quasi assente perché impegnati a risolvere i problemi interni del nuovo Stato unitario.

La svolta ad intraprendere la via del colonialismo la si deve a Pasquale Stanislao Mancini, che nel 1881 fu chiamato da Agostino Depretis a ricoprire nel suo governo l’incarico di Ministro degli Esteri.

Il Mar Mediterraneo fu il primo obbiettivo dell’Italia, ma l’occupazione francese di Tunisi nel 1881, il mancato intervento in Egitto a fianco della Gran Bretagna nel 1882 e la rinuncia a sbarcare a Tripoli nel 1884, preclusero a Roma le coste dell’Africa settentrionale.

Pertanto Mancini si orientò verso il Mar Rosso presupponendo di trovarvi quelle che lui riteneva con accesa convinzione «le chiavi del Mediterraneo».

Dopo aver acquistato nel 1882 la baia di Assab per farne la prima Colonia italiana, il 5 febbraio 1885 l’Italia occupava Massaua, il porto più importante del Mar Rosso.

Mancini adesso intendeva piantare il Tricolore su tutto il Corno d’Africa. Le su mire erano l’Eritrea, il Sudan e la Somalia per poi proiettarsi verso l’obbiettivo più ambito: l’Abissinia.

L’Italia senza sparare un colpo riuscì nei primi mesi del 1885 ad occupare 400 chilometri di costa del Mar Rosso, da Massaua ad Assab, e a ottenere un Trattato di commercio con Zanzibar per la costa somala.

Ma l’ambizioso programma di Mancini si fermò qui, perché i ripetuti attacchi in Parlamento alla sua politica coloniale ne determinarono l’uscita di scena il 18 giugno 1885.

A Mancini va comunque il merito di aver gettato le basi dell’Impero Coloniale Italiano che si svilupperà nel Corno d’Africa nei successivi cinquant’anni.

Carta geografica del Mar Rosso e dell’Africa Orientale (1885)
Carta geografica del Mar Rosso e dell’Africa Orientale (1885)
Veduta di Massaua, occupata dall’Italia il 5 febbraio (1885)
Veduta di Massaua, occupata dall’Italia il 5 febbraio (1885)
Andrea Cotticelli, autore del libro "Le chiavi del Mediterraneo"
Andrea Cotticelli, autore del libro “Le chiavi del Mediterraneo”

Perché scrivere oggi un libro sugli esordi del colonialismo italiano?

Il mio interesse a trattarlo nasce in quanto ad oggi ai più è sconosciuto e sono stati ben pochi gli storici e gli scrittori che vi si sono dedicati in modo specifico.

Infatti gli albori delle imprese coloniali sono stati spesso solamente inseriti nelle pagine di volumi che trattano più ampiamente della storia d’Italia oppure trovano spazio solo in pochi capitoli nei rari e datati testi focalizzati sul colonialismo italiano.

Ho ritenuto opportuno scrivere degli esordi delle imprese coloniali dell’Italia nella convinzione che essi abbiano segnato una tappa di grande rilievo nella storia nazionale e che valga oggi la pena di essere riscoperta.

Per scrivere Le chiavi del Mediterraneo che tipo di lavoro di ricerca ha svolto?

Per il mio lavoro di ricerca e scrittura, oltre ad alcune specifiche pubblicazioni di illustri storici che hanno circoscritto i loro studi in una più approfondita analisi delle origini dell’avventura coloniale italiana, sono state fonti obbligate, e forse uniche, alle quali ho potuto attingere per conoscere come nacque e si sviluppò in Italia la politica coloniale nei primi decenni postunitari, sono i discorsi e gli atti parlamentari pubblicati dalla Camera dei Deputati e dal Senato del Regno d’Italia, e i documenti diplomatici italiani risalenti agli anni Ottanta del XIX secolo.

Questi si sono rivelati di grande utilità per inquadrare nel miglior modo possibile come gradualmente si è andato sempre più sviluppando l’interesse dei governi italiani, in particolare per il Governo Depretis-Mancini, per quelle zone del Mar Rosso e dell’Africa Orientale, ritenute essere “le chiavi del Mediterraneo”, che furono le basi di quello che divenne poi l’Impero Coloniale Italiano.

Pasquale Stanislao Mancini, Ministro degli Affari Esteri
Pasquale Stanislao Mancini, Ministro degli Affari Esteri
Postazione di Artiglieria Italiana a Massaua (1885)
Postazione di Artiglieria Italiana a Massaua (1885)

Ha dato ampio spazio nel suo libro non solo ai documenti ma anche ai giornali dell’epoca. Perché questa scelta?

A corredo della citata documentazione è parso interessante, ed a volte curioso, consultare articoli riportati su alcune pubblicazioni settimanali della seconda metà dell’Ottocento, dove giornalisti e commentatori politici mettono in risalto il giudizio dell’opinione pubblica in balia di notizie, spesso contrastanti, sugli avvenimenti in corso, mentre corrispondenti esteri inviano le prime impressioni sulle nuove terre italiane.

Infine, nel suo libro sono presenti molte illustrazioni d’epoca rare e inedite. Queste risultano essere una chiave di lettura in più sul colonialismo italiano?

Ho ritenuto gradevole arricchire il testo con alcune illustrazioni riprese da pubblicazioni settimanali degli anni 1878-1885, come “L’Illustrazione Italiana”, “Rivista Illustrata Settimanale” e “L’Illustrazione Popolare”, nelle quali disegnatori dell’epoca hanno ritratto luoghi, costumi e momenti di vita relativi agli albori delle imprese coloniali.

Da quelle illustrazioni possiamo oggi avere un’idea di come apparivano quei luoghi agli occhi dei primi italiani, esploratori, missionari, commercianti e soldati, che sbarcavano sulle coste africane del Mar Rosso.

Vi si possono inoltre ammirare le sagome delle navi che parteciparono alla spedizione italiana nel Mar Rosso e cogliere momenti di vita dei reparti militari destinati ad Assab e Massaua, i primi possedimenti italiani nel Corno d’Africa, nei loro accampamenti, nelle strutture fortificate e nelle residenze civili.